Quando la paura raccontava una vita diventata troppo stretta
Lo chiamerò Marco. Il nome e alcuni particolari sono stati modificati per tutelarne completamente la riservatezza.
Marco aveva 32 anni quando mi parlò di una paura che lo angosciava profondamente: temeva di poter fare del male ai propri genitori.
Non era però quella paura, presa isolatamente, il punto da cui decidemmo di partire.
Nel corso degli incontri cominciò progressivamente a emergere il contesto nel quale viveva. Marco abitava ancora con i genitori e percepiva quell'ambiente come sempre più opprimente. Fuori da casa, nel frattempo, la sua vita si era progressivamente impoverita.
Aveva pochissimi rapporti con i coetanei, viveva una condizione di forte solitudine e, a 32 anni, non aveva mai avuto una relazione sentimentale.
La sua vita si era, in qualche modo, ristretta intorno alla casa.
Il passaggio importante fu prendere coscienza di questa condizione. Non cercammo semplicemente di convincerlo che la sua paura fosse infondata. Cominciammo invece a individuare insieme una direzione concreta: costruire progressivamente una vita anche fuori dall'ambiente familiare.
Il percorso si concentrò quindi sulla possibilità di creare occasioni di incontro, recuperare rapporti con i coetanei e costruire gradualmente una propria rete sociale.
Non si trattava di compiere improvvisamente grandi gesti, ma di iniziare a modificare un equilibrio che negli anni era diventato sempre più chiuso.
A poco a poco Marco cominciò a uscire dal guscio della casa genitoriale. La sua quotidianità si aprì a relazioni, esperienze e possibilità che prima erano quasi assenti.
E accadde qualcosa di particolarmente significativo: quella paura che inizialmente occupava così tanto spazio progressivamente perse forza, fino a scomparire.
Non sempre il problema è il punto da cui partire
Questo percorso mi ha lasciato una riflessione che considero importante nel mio lavoro.
A volte una persona arriva portando un problema molto preciso e pensa che sia proprio quello ciò che deve essere combattuto. Ma concentrarsi esclusivamente sul sintomo percepito può impedire di vedere il quadro più ampio.
In questo caso è stato più utile domandarsi:
“Che cosa manca oggi nella tua vita e che cosa possiamo iniziare a costruire?”
La risposta non è stata combattere una paura.
È stata allargare una vita che era diventata troppo stretta.